RISPETTO
è notte e sono a letto quando eccolo di nuovo.
maledetto gatto.
pensa di poter entrare nel mio giardino e di fare come se io non ci fossi ma si sbaglia di grosso.
aspetta che sia buio per farsi avanti, quando gli alberi gettano sulla strada le loro lunghe ombre e le nuvole oscurano la luna.
si crede invisibile, imbattibile, superiore.
è convinto di essere il padrone e come tale si comporta, non ha rispetto della proprietà altrui.
cosa vorrà da me poi?
io non ho fatto niente..NIENTE!
andasse a disturbare il mio vicino piuttosto.
quello non è affatto un uomo per bene. non è come me.
io ho rispetto, lo dice sempre anche mia moglie.
quello invece non fa altro che mettere la sua musica ad alto volume e cantare a
squarciagola.
fuma le sue sigarette ripiene di droga e va in giro per casa nudo.
lo vedo bene quando passa davanti alle finestre.
vedo tutto io. ho speso una fortuna ma ne è valsa la pena, sono contento di poter vedere come stanno le cose.
è importante.
ancora quel miagolio!
non posso rimanere a letto facendo finta di niente.
dovrei uscire e spaventare quel dannato felino, mandarlo via.
ma non posso alzarmi dal letto altrimenti rischierei di svegliarla.
non sarebbe affatto rispettoso.
va bene ho paura, lo ammetto.
paura dei suoi occhi di ghiaccio e dei suoi artigli.
ma soprattutto del fatto che sono sicuro non si spaventerebbe affatto e anzi mi sfiderebbe apertamente.
il mio è un bluff e lui rilancerebbe.
che gran vigliacco che sono.
lui l'ha scoperto ed ora se ne approfitta.
MA COS'E' CHE VUOI DA ME BASTARDO?
uccidermi? giudicarmi? tenermi sveglio fino a farmi impazzire?
non me lo merito di certo, ho rispetto io.
chiedetelo a mia moglie e sentirete cosa vi dice.
se mi vuole ancora bene dopo tutti questi anni è proprio perchè io sono uno che ha rispetto.
no, non posso rimanere a letto.
mi alzo lentamente per non fare rumore e indosso la vestaglia.
vado verso l'armadio cercando di non far frusciare troppo le ciabatte.
ho rispetto io.
le ante si aprono senza cigolare e al loro interno, nell'angolo destro, c'è il mio fucile.
lo afferro e lo accarezzo amorevolmente, pensando che finalmente potrò dormire.
prendo una manciata di cartucce dalla scatola e mi dirigo alla finestra.
guardo giù ed eccolo lì.
se ne va tranquillamente avanti e indietro nel mio giardino.
senza alcun rispetto.
nero, grosso e cattivo come la notte.
se non fosse per le sue movenze agili si potrebbe scambiarlo per un piccolo cane.
sollevo il vetro e appoggio l'arma sul davanzale.
una brezza fredda ed affilata irrompe nella stanza ma mi impongo di ignorarla.
infilo una cartuccia nel caricatore, appoggio saldamente il calcio alla mia spalla e avvicino l'occhio al mirino.
la luce proveniente dalle finestre della casa del mio vicino dall'altro lato della strada mi disturba un po' ma riesco comunque ad inquarare la bestiaccia e a tenerla sotto tiro.
come tutte le sere in quell'abitazione staranno accadendo cose a cui nemmeno voglio pensare.
un fruscio ed un sussulto alle mie spalle interrompono i miei pensieri.
si è svegliata e si è accorta di ciò che sto facendo.
"i tuoi soldi sono sul tavolo..vestiti e vattene" le dico.
lei raccatta i vestiti da terra con celerità e dopo avermi lanciato un ultimo sguardo preoccupato apre la porta e se ne va.
non posso darle torto. anche io avrei fretta di andarmene se a chiedermelo fosse qualcuno armato con un fucile di precisione.
mi è costato una fortuna ma ne è valsa la pena, è importante.
eccola che esce di casa mia e si avvia di corsa lungo il marciapiede. corre dal suo protettore.
i tacchi esagerati le rendono l’andatura abbastanza ridicola e mi scappa un sorriso.
la inquadro nel mirino e rimuovo la sicura.
il mio indice solletica il grilletto.
avviserà la polizia?
mi creerà problemi?
non credo, mi è sembrata una ragazza a posto.
una che ha rispetto.
la lascio andare e torno a concentrarmi sul gatto.
lo prendo di mira e lo osservo mentre si lecca una zampa e poi se la passa sul muso.
proprio mentre l'ho sotto tiro e sto per fare fuoco si volta e mi guarda fisso.
i suoi occhi sono pozzi neri quanto il suo manto e mi osserva con aria di sfida.
NON HA PAURA!
abbasso il fucile per detergermi la fronte con la manica della vestaglia.
sono un bagno di sudore.
è snervante.
quella bestia ha deciso di mancarmi di rispetto.
come il mio vicino.
proprio come ha fatto lui.
abbraccio di nuovo il fucile e inquadro le sue finestre.
passo da una all'altra mentre ripenso a ciò che ha detto mia moglie prima di andarsene.
ha detto che non dovevo prendermela e che sono cose che capitano.
che mi vuole ancora bene ma le cose sono cambiate.
che gli adulti devono accettare ed adattarsi.
che mi stima molto, perchè io sono uno che ha rispetto.
poi è andata via, con la scioltezza con cui si schioccano le dita.
lui la aspettava al lato opposto della strada, sulla soglia di casa sua.
in canottiera e con quel ghigno animalesco sulla faccia.
senza il minimo rispetto.
ed ora eccolo là, al centro del mio mirino.
nudo come al suo solito, col suo fisico palestrato e i suoi tatuaggi.
con quel modo scimmiesco di ondeggiare.
la sua mascella squadrata e le gambe gonfie e pelose come quelle di un orso.
con quelle spalle enormi e quella testa di cazzo che potrei far esplodere come un melone se solo premessi il grilletto in questo preciso istante.
una lieve pressione e il proiettile corazzato partirebbe a tutta birra lungo la canna, uscirebbe nella notte con un lampo ed un boato, attraverserebbe istantaneamente la strada fendendo l'aria, infrangerebbe il vetro della sua finestra come se non ci fosse nemmeno, raggiungerebbe quella grandissima testa di cazzo e glie la staccherebbe dal collo.
cristo, immagino che forse quel bestione resterebbe in piedi qualche secondo prima di rendersi conto di essere morto e crollare a terra in un lago di sangue.
sarei proprio curioso di vederlo.
ma non posso.
sposto impercettibilmente il fucile e inquadro lei che lo abbraccia e ride.
bella come il giorno in cui ci siamo sposati.
e ride proprio come allora.
negli occhi ha quella luce entusiasta che aveva quando davanti al prete mi guardò e disse
"si".
una lacrima vile e disonesta sfugge al mio autocontrollo e mi corre via lungo il viso fino a gocciare giù dal mento e finire sul pavimento.
non posso.
sono uno che ha rispetto, io.
in ricchezza e povertà, in salute e malattia.
e allora ovviamente anche in felicità e disperazione, in unità e separazione.
o no?
il gatto continua a miagolare ma non posso togliere gli occhi da ciò che accade nell'altra casa.
lui l'ha sollevata senza sforzo apparente e la sta portando in camera da letto.
li vedo scomparire dalla finestra e riapparire in quella successiva.
seguo i loro spostamenti e vedo tutto, come faccio ormai da più di un mese.
è importante.
la stanza da letto è facile da riconoscere perchè la luce che illumina la finestra è rossa.
sono sicuro che da qualche parte ci sia anche un grosso specchio.
sul soffitto forse.
il dottore diceva che fissarsi sui dettagli è sbagliato.
che mi impedisce di superare il trauma e andare avanti.
con tutti i soldi che mi ha sfilato non ha capito che per me vedere e sapere è importante.
come potrei essere certo di amare ancora mia moglie se rifiutassi di accettare la realtà?
sarebbe insensato professare il mio amore senza essere cosciente di ciò che accade in quella casa.
io ti amo, Kate.
ti amo come il primo giorno che ti ho vista.
e come quando te l'ho detto quella domenica mattina al lago, dopo che tu hai fatto finta di scappare via e ti sei fatta rincorrere.
ti amo nello stesso modo anche adesso che lui ti lascia cadere sul suo materasso ad acqua.
anche ora, mentre ti strappa via la camicia da notte di seta che ti ho regalato lo scorso natale e la getta via prima di salirti sopra.
ti amo mentre tengo nel mirino la nuca di quel borioso gorilla e una seconda lacrima scorre giù.
lo capisci Kate quanto io ti ami? puoi capirlo?
mi alzo di scatto e corro fuori.
forse sfonderò la porta dell’energumeno e riporterò Kate a casa.
oppure lo sfiderò a scendere e a combattere per lei.
forse vedendomi pestato a sangue mia moglie si renderebbe conto che quello non la potrà mai amare quanto me.
l'erba è fredda e umida sotto i miei piedi scalzi.
dopo poche falcate mi si para davanti il gatto nero.
il suo sguardo mi blocca dove sono.
rimango lì per qualche minuto riprendendo fiato ma senza potermi muovere: un uomo adulto in pigiama, vestaglia e piedi scalzi con un fucile di precisione in spalla in piena notte di fronte al gatto nero più grosso che si sia mai visto a memoria d'uomo.
se non avessi il cuore lacerato dal dolore e dallo strazio guardando la finestra rossa dall'altra parte della strada probabilmente mi metterei a ridere.
e poi sento le sirene.
evidentemente la ragazza non ha avuto rispetto come pensavo e ha chiamato la polizia.
cosa penserà ora la mia Kate?
quando mi porteranno via in manette e pigiama smetterà di volermi bene?
perderò la sua stima?
di certo penserà che sono uno che non ha rispetto.
mi siedo poggiando il fucile sulle ginocchia mentre il gatto riprende la routine delle sue ablazioni.
nero come la mia coscienza.
come il cuore degli uomini.
i poliziotti mi circondano investendomi con i fasci delle loro torce elettriche e urlando di gettare il fucile.
si avvicinano con le pistole spianate, passando dal riparo di un albero a quello successivo stringendo il cerchio con cautela.
non ho paura.
mi punto la canna dell'arma sotto al mento e lancio un'ultima occhiata alla finestra.
Kate è lì che mi osserva avvolta in una coperta mentre il cavernicolo le resta alle spalle con le braccia conserte e il solito ghigno, così riconoscibile perfino da questa distanza.
il gatto nero è sparito, se mai fosse esistito veramente.
addio Kate, rispetto la tua scelta come vedi.
tiro il grilletto.
non capisco perchè la stronza se ne sia andata via sbattendo la porta.
quel fallito dell'ex marito si è fatto saltare le cervella qua sotto. e allora?
si, ok mi dispiace eccetera. ma io cosa cazzo c'entro?
le ho solo chiesto se si sentisse bene e se volesse scopare.
volevo essere premuroso.
e invece lei mi ha guardato come se fossi pazzo.
un minuto dopo era sparita, andata senza una parola.
puttana psicopatica.
dio li fa e poi li accoppia, dico io.
se almeno questa cazzo di bestia la piantasse di miagolare potrei dormire, domani ho una giornata piena.
maledetto gatto.
alessio